Artista a tutto tondo…Intervista a Giada Podestà, decoratrice, pittrice e musicista

A cura di Sarah Bernini (www.sarahdeglispiriti.com)

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Nella foto: Giada Podestà

D: Ciao Giada, benvenuta tra gli amici di La grotta di Calipso. Grazie per aver accettato di essere intervistata. Come al solito, ti chiedo un tuo breve profilo per conoscerti meglio: quanti anni hai, dove vivi e dove lavori attualmente?

R: Ciao Sarah, per prima cosa voglio complimentarmi per il lavoro che stai portando avanti con La Grotta di Calipso, dichiarandoti la mia stima per il progetto a cui hai dato vita e ti ringrazio per avermi  dato, con questa intervista, l’opportunità di poter divulgare i miei intenti artistici.

Sono Giada Podestà, ho 38 anni e sono di Roma. Attualmente svolgo la mia professione come decoratrice d’interni  in collaborazione con la collega Claudia Pelà, tra Roma ed il resto del mondo; lavorando su commissione,  sono portata spesso a viaggiare, per noi decoratori non esiste un luogo fisso ove svolgere quotidianamente il nostro lavoro.

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Uno dei lavori di restauro di Le Déco, la Sala dei Cesari del Castello Odescalchi di Bracciano

D: So che lavori in ambito artistico su più fronti, ovvero sia come decoratrice e scenografa sia come pittrice e artista per tuo piacere personale. Partiamo dal settore in cui lavori tutti i giorni, la decorazione. Leggendo il tuo profilo, nel blog PigmentArea, si comprende come tu ti sia specializzata in tecniche sia antiche che moderne per la decorazione di interni e di esterni. Ci vorresti parlare di quali tecniche hai studiato e metti in pratica tutti i giorni?

R: Il mio interesse per la realizzazione di ambienti e la decorazione d’interni affonda le radici nell’anno 1999, anno in cui Roma divenne una grande fucina per chi come me aveva interesse in questo settore dell’arte; in occasione del Giubileo, nell’anno 2000, molti siti artistici e turistici diedero il via a grandi opere di restauro.  In quegli anni frequentavo la sezione Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, in cui ero arrivata al seguito del mio innato amore per la pittura dichiarato già dai miei primi anni di vita; fui notata da un affermato decoratore e pittore mio concittadino che mi scelse come aiutante per un enorme intervento di decorazione pittorica del Palazzetto delle Carte Geografiche di Roma. Fui travolta dalla passione per questo lavoro, avere immense pareti come “tele” si cui dipingere era la sfida che stavo cercando, sia a livello artistico sia a livello di personalità.

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Nella foto: Giada al lavoro

D: Sempre a questo proposito, vorresti parlarci meglio del tipo di formazione che hai dovuto affrontare per poter lavorare in questo ambito? Magari per dare qualche dritta a chi volesse provare ad inserirsi nel settore?

R: Totalmente presa dalla voglia di imparare e mettere in pratica nell’ambito vero e proprio della decorazione abbandonai l’Accademia ed iniziai un “tour” in famosi studi di decorazione d’interni di Roma, in laboratori di scenografia e Botteghe d’arte; ero molto giovane e per una mia necessità di indipendenza economica dalla mia famiglia di origine l’unica soluzione era lavorare per pagare gli alti costi dei corsi privati di restauro e conservazione di opere lignee e pittoriche e doratura in foglia oro ed argento che avevo deciso di frequentare per integrare con uno studio teorico quello che poi era il mio lavoro in cantiere.

Sono affascinata dalla materia, dalle reazioni dei pigmenti, dagli impasti delle malte; il poter unire questi elementi è ciò che poi è diventata la mia attuale peculiarità professionale. La grande fortuna durante il cammino artistico da me intrapreso è stato incontrare due donne formidabili: una, grande artista e figlia d’arte e l’altra rinomata restauratrice, una grande porzione delle mie conoscenze riguardo le tecniche antiche e ricerca dei materiali la devo proprio a loro. Insieme abbiamo realizzato lavori come la decorazione del soffitto del  Palazzo Pretorio di Sovana, incarico di grande rilievo nel quale, per rispettare le caratteristiche storiche dell’edificio (attribuito ad un progetto del Vignola), ci siamo avvalse soltanto di tecniche rinascimentali quali affresco, tempera all’uovo, pittura a calce e il restauro della facciata di Palazzo Valentini di Roma, altra impresa epocale per me, avendo avuto l’onore all’età di soli 27 anni di essere capo cantiere e dirigere la squadra di donne grazie alle quali il celebre Palazzo ha riacquisito nuovo splendore. Per quanto riguarda invece soluzioni più moderne, molto utile è stato l’impegno in laboratori di scenografia, nei quali ho avuto modo di acquisire tecniche decorative più immediate e come dire “pronte all’uso” come l’utilizzo di resine o altri materiali meno nobili ma sicuramente più funzionali. Il mio consiglio per chi volesse intraprendere questa strada è quello di fare proprio il concetto di “giusto tempo per ogni cosa”: questo è un lavoro antico, che non può essere contaminato dalla frenesia che caratterizza il momento in cui viviamo, bisogna armarsi di pazienza, educare la mano, non perdere mai la voglia di apprendere e sperimentare, imparare a controllare la gestualità senza trasformarla in automatismo; ogni lavoro svolto è unico ed irripetibile.

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D: Il lavoro che svolgi è senz’altro un mestiere antico, di grande fascino, ma con pro e contro. Da una parte lo studio continuo, la preparazione che richiede, la fatica e i tempi lunghi di lavorazione. Dall’altra il fatto di lavorare con la committenza, che non sempre comprende cosa questo tipo di attività comporti (alti costi, lavori di fatica, un certo livello di specializzazione ecc.) Cosa ti ha portata ad abbracciare questo tipo di attività e quando? C’è stato qualche motivo particolare?

R: Come già accennato, viviamo nell’epoca del “tutto e subito”, il mio è un mestiere che fa parte dell’artigianato, la progettazione e la messa in opera vengono di volta in volta studiate a seconda del lavoro che ci viene affidato ed una delle più grandi difficoltà è proprio quella di riuscire ad afferrare l’idea ed il gusto del committente, la fase più impegnativa a livello mentale infatti è proprio la preparazione del lavoro, la produzione di “campioni” da presentare al cliente, capire esattamente quanto tempo richiederà la lavorazione, rispettare le scadenze e garantire la tenuta nel tempo dei nostri interventi decorativi. La fase più impegnativa fisicamente, come è facilmente immaginabile, è quella della messa in opera, stare in cantiere, lavorare a diversi metri da terra sui ponteggi o per molte ore nella stessa posizione, fatica ricompensata però a fine giornata dalla soddisfazione di vedere concretamente i risultati di tanto impegno. Io mi sono diplomata nel 1996 in grafica pubblicitaria, avevo studiato una materia improntata sull’illustrazione disegnata e dipinta su carta mentre stava prendendo piede su larga scala un tipo di illustrazione fatta al computer negli anni del boom della computer grafica; io volevo dipingere, sporcarmi le mani, avere a che fare con la pittura, così iscrivendomi all’Accademia decisi di cambiare indirizzo di studi e scegliere la decorazione.

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D: So che lavori anche con una tua collega e che insieme avete fondato “Le Déco”. Credi che questo tipo di attività sia più avvicinabile con un lavoro di squadra? Quali pro e quali contro ritieni vi siano nel lavorare da soli e in gruppo nell’ambito della scenografia e della decorazione di interni ed esterni?

R: Senza ombra di dubbio uno degli altri incontri fortunati della mia vita è stato quello con Claudia Pelà, con la quale attualmente sto portando avanti il progetto “Le Déco”; dopo diversi anni di collaborazione lo scorso anno abbiamo deciso di ufficializzare la nostra unione, rendendoci conto di avere molti intenti in comune e che insieme stavamo affinando uno stile decorativo veramente originale. In un lavoro così fisico la collaborazione direi è indispensabile, unire le forze significa alleggerire il peso che si è tenuti a dover sostenere, spesso siamo solo noi due a portare avanti le commissioni; qualche volta, in casi di lavori di mole più grande, abbiamo reclutato anche altri collaboratori. Le difficoltà sono quelle di gestire più persone, con peculiarità mentali e fisiche differenti come in qualsiasi altro lavoro di squadra credo, le note positive invece sono quelle di riuscire a creare armonia tra persone differenti ed arricchire il risultato finale del tocco di più stili pittorici.

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D: In questi anni quali difficoltà hai o avete riscontrato nel portare avanti questo tipo di lavoro? E quali azioni pensi che si potrebbero attuare per migliorare la situazione di chi come voi lavora in un campo così particolare?

R: Una delle difficoltà più grandi per delle donne che lavorano in cantiere è proprio il lavorare in cantiere. L’ambiente di lavoro non sempre è congeniale alle esigenze di una persona di sesso femminile, anche se noi spesso scherziamo su questo per alleggerire l’atmosfera e rendere il lavoro meno pesante. Altra difficoltà, se così si può chiamare, è quella di essere “free lance”. Bisognerebbe dare il giusto valore alle creazioni realizzate in modo artigianale, sono creazioni uniche, frutto di tanto studio ed impegno, piene di calore umano, cosa che produzioni in serie, per quanto perfette e più facilmente fruibili, non potranno mai possedere.

D: Passiamo ora alla tua arte personale. Ho notato che tra i tuoi disegni – sia i ritratti di persone, sia i lavori più intrisi di simbolismo e di esoterismo – spicca una tendenza a lavorare soprattutto in monocromo (che si tratti di grafite o un color sanguigna), per quanto vi siano anche lavori realizzati usando più colori (da 2 a 4 al massimo). Da dove nasce questa scelta stilistica?

R: La mia scelta del monocromatico è soprattutto istintiva, ho avuto modo di pensare soltanto ultimamente a questa mia caratteristica, la risposta credo che sia proprio racchiusa nel voler differenziare le mie opere dal lavoro che faccio in decorazione nel quale lavoro prevalentemente con i colori. Nella mia produzione personale, come hai potuto notare, affronto tematiche legate al mondo interiore, alla meditazione, all’esoterismo, alla guarigione emozionale. Onnipresenti il rosso, il blu, il bianco e nero e raramente il giallo.

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D: Nei ritratti in bianco e nero ho notato che tendi ad inserire, quando possibile, una nota diversa dal semplice ritratto – qualche elemento legato, ad esempio, alla mitologia (le corna caprine, i capelli/serpenti di Medusa) – o a riprendere il gioco delle deformazioni alla Esher (mi  viene in mente ad esempio il tuo autoritratto nella sfera). Cosa cerchi di trasmettere quando ritrai qualcuno?

R: Molti dei ritratti sono su commissione, ma non amo riprodurre fotograficamente i soggetti, ho un continuo bisogno di attingere a mondi interiori, a particolari non evidenti ad occhio nudo che caratterizzano gli stessi; trovo che il ritratto debba trasmettere un messaggio, focalizzo molta della mia attenzione sugli occhi, sulle movenze e in qualche caso, essendo affascinata dalla mitologia, mi sono divertita a stravolgere la realtà, con il disegno questo è possibile.

D: Nei tuoi disegni appaiono, come dicevamo poco sopra, diversi temi legati all’esoterismo e al mondo interiore, come ad esempio la Rosa Mistica/Sacro Femminino, la  Kundalini, le fasi dell’alchimia, la visione interiore del terzo occhio (con i corvi che ricordano quelli di Odino), il mondo delle rune, immagini che riguardano l’acqua e l’inconscio, l’androginia spirituale, le maschere che indossiamo….da dove nasce questo tuo interesse per  certi argomenti?

R: Sono da diversi anni interessata alla spiritualità, allo sciamanesimo, pratico meditazione. Quelle visibili sulle mie pagine sono tutte opere risalenti a non più di un anno fa, periodo in cui ho iniziato una grande rivoluzione personale intraprendendo la strada della guarigione emozionale. La mia produzione artistica sarebbe più ampia, in realtà sono molti anni che dipingo, ma ho voluto rimuovere dalla visione pubblica tutte le opere precedenti non riconoscendomi più in esse. Intendo con la mia arte divulgare un messaggio legato al mio processo di guarigione interiore.

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Uno dei tre disegni facenti parte di “Opera”

D: Nei tuoi dipinti – sempre realizzati con pochi colori – si trovano elementi tratti dalla natura, dalla realtà, dalla classicità così come da concetti di connessione tra l’umanità ed altre creature che vivono sul nostro pianeta. Solitamente come trovi l’ispirazione per le tue opere, siano esse dipinti o disegni?

R: In pittura sono, diciamo così, una purista, è mia volontà non mischiare i colori sulla tavolozza che sono poi quasi sempre i primari, fatta eccezione per l’indaco e il bitume nei casi in cui dipingo ad olio, perché non utilizzo il nero, questo è l’unico caso in cui “sporco” due colori differenti. In tutti gli altri casi, lavoro a velature di colore, sovrapponendo le trasparenze fino a raggiungere la tonalità piena. Tutta la mia produzione è volutamente imperniata intorno al Manierismo e al Classicismo riletto in chiave moderna, anche nelle tecniche di realizzazione, ad esempio, realizzo da sola l’imprimitura delle tele con una ricetta del ‘500. Molti dei miei dipinti sono legati alla mia musica, la mia più forte Musa ispiratrice; i soggetti rappresentati sono spesso i protagonisti dei testi.

D: Vi sono artisti del passato o contemporanei che ti hanno in qualche modo influenzata nel tuo percorso artistico?

R: Sono numerosi gli artisti che influenzano il mio cammino, sono letteralmente innamorata di Caravaggio, mi affascinano i fiamminghi, uno dei miei preferiti è Van Dyck, amo, per quanto riguarda i paesaggisti, Turner. Essendo legata come detto sopra ai colori primari, adoro il periodo giallo di Van Gogh, il periodo blu di Picasso, il periodo rosso di Monet. Nascendo come grafica non può mancare Escher (al quale ho voluto regalare un mio tributo) e sono stregata da Dalì. Tra i contemporanei, direi che Buttò è quello che attira di più la mia attenzione al momento.

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Androgynous

D: Come hai già accennato in una risposta precedente, un’altra forma d’arte che coltivi è la musica, poiché canti, suoni e componi; di recente hai anche elaborato la traccia musicale per il video di un artista che realizza installazioni. Mi vorresti parlare anche di questo tipo di esperienza?

R: La musica è la palestra della mia creatività, ho iniziato a cantare da molto piccola, credo avessi non più di otto o nove anni, provenendo da una famiglia con diversi membri musicisti; durante l’adolescenza mi sono avvicinata alla chitarra, da allora non l’ho più lasciata e  negli anni ho suonato in vari progetti musicali, attualmente sono ferma per quanto riguarda la mia collaborazione in band ma spero di riprendere quanto prima. Nuovo nuovo invece è il mio approccio con la sonorizzazione di video. Collegato al discorso di divulgare un tipo di vibrazioni positive che è in atto con la produzione artistica, c’è il mio intento musicale. Sempre nell’ultimo anno, ho iniziato ad approcciarmi con la “ectomusica”, così ho “scalibrato” la mia accordatura di chitarra dal parametro di accordatura convenzionale a 440Hz, per intonarla a 432Hz, frequenza in cui la nota La risuona in armonia con la natura.

D: Infine, cosa ti sentiresti di dire a chi volesse abbracciare il tuo stesso mestiere?

R: L’ambito di lavoro in cui sono impegnata, come sottolineato più volte, non è dei più semplici, richiede molto impegno, mentale e fisico; l’artigianato, in qualsiasi settore, richiede uno smisurato amore per la manualità e grande capacità di sperimentazione. Mai arrendersi di fronte alle difficoltà che impegnarsi in un ambito così particolare può comportare, perché una volta che si riesce a trovare la strada per iniziare, la soddisfazione di vedere cosa due mani riescono a creare è veramente impagabile.

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Altro disegno facente parte di “Opera”

Per maggiori informazioni su Giada Podestà e la sua arte:

28 Gennaio 2015

Aggiornamento al 17 Febbraio 2015:

Riporto di seguito il video “Bloody Republic 2” per cui Giada Podestà ha realizzato la colonna sonora.

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2 pensieri su “Artista a tutto tondo…Intervista a Giada Podestà, decoratrice, pittrice e musicista

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