Intervista ad Elena De Gennaro, studiosa di Esoterismo, praticante della Via Egizia e di Nada Yoga

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Nella foto: Elena De Gennaro

A cura di Sarah Bernini (www.sarahdeglispiriti.com

D: Ciao Elena, benvenuta tra gli amici di La grotta di Calipso e grazie per aver accettato di essere intervistata. Come sempre, per rompere il ghiaccio ti chiedo quanti anni hai, dove vivi e dove lavori attualmente.

R: Ciao Sarah, grazie a te per l’invito e per lo spazio che mi hai dedicato nel blog. Mi chiamo Elena De Gennaro, ho 45 anni, vivo e lavoro a Roma all’incirca dal’97, dopo essermi trasferita da Bari, mia città natale.

D: La tua prima formazione si è svolta nell’ambito dell’Accademia d’arte drammatica di Calabria, grazie alla quale hai avuto anche modo di soggiornare all’estero, persino in Africa. Che cosa hai cercato di approfondire in questo tuo primo percorso e cosa ti ha dato, in termini di lavoro su te stessa, l’approccio teatrale?

R: Sì, la mia ricerca ha inizio dal teatro, stimolata da un’inquietudine che sempre mi agitava e che, però, non mi faceva approdare a definizioni chiare e risolutrici; mi spiego, vivevo profondi tumulti che mi spingevano a cercare delle atmosfere, delle armonie, degli spazi, ma tutto era nebuloso, come se vivessi in un sogno o in uno stato simile all’amnesia, l’agognato nome che poteva dare una direzione precisa a quell’inquietudine mi era sconosciuto e, dall’esterno, tutto veniva semplificato in “una personalità un po’ strana”. Il teatro è arrivato in un contesto simile, vivevo il palcoscenico in modo mistico e sacrale, vi riuscivo a placare l’estraniamento dalla realtà, entravo in contatto con un’intimità che rendeva autentiche le parole e i gesti, consentendomi di sentire meno distante l’esistenza. Dopo alcuni laboratori ed esperienze lavorative, ho cercato una preparazione più completa, così sono entrata nell’Accademia d’arte drammatica della Calabria che mi ha dato l’opportunità di studiare anche all’estero, in Polonia attraverso un gemellaggio con la splendida Accademia di Varsavia, e in Africa partecipando a un festival internazionale di scuole teatrali. La formazione attoriale, molto diversa dalla professione effettiva, consente di accedere ad un nucleo espressivo, alla coscienza di sé, alla libertà da schemi coercitivi, anche se tutto, quasi sempre, inquinato dall’insanabile narcisismo degli attori.

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Mosaico romano rappresentante la maschere di tragedia e commedia. Immagine di antmoose tratta da: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tragic_comic_masks_-_roman_mosaic.jpg

D: So che durante un workshop particolare legato sempre al mondo teatrale hai avuto modo di avvicinarti ad una visione del teatro più legata alle sue origini sacre, ovvero quelle rituali…ci vorresti parlare di questo tipo di esperienza che fu, da quanto so, piuttosto singolare e, immagino, indelebile nella tua memoria?

R: Si trattava di un seminario di circa 15 giorni tenuto da un attore molto noto, in una chiesa sconsacrata di una cittadina pugliese, il seminario era sul DUENDE di Garcia Lorca e vedeva coinvolte varie categorie di artisti, attori, cantanti, scrittori e danzatori. La sera di inizio eravamo tutti riuniti nella sala, un tempo, adibita a funzioni di culto. Come anime erranti ci hanno fatto camminare in cerchio, procurandoci varie suggestioni, dovevamo emettere dei suoni, intanto l’atmosfera mutava e il tempo diventava meno distinto. Nella chiesa c’erano tre altari, quello maggiore, centrale, e due laterali; a ognuno, ci era stato detto, corrispondeva una soglia, per il RITO, per l’OCCULTO, per la NUDITA’, noi dovevamo continuare a roteare, a cantare, per lo più, la vocale A, e a sentire il richiamo del nostro altare. Il ritmo si faceva incalzante, bisognava intuire a quale porta appartenere, le condizioni atmosferiche contribuivano all’incantesimo, si era scatenato un temporale spaventoso, e fulmini e tuoni sembrano intimare la decisione: “una volta varcata la soglia accadrà qualcosa”, diceva il maestro. Le persone avevano cominciato a raccogliersi, con manifestazioni emotive  intense, io ero ancora nel cerchio che giravo, tormentata e contesa tra il Rito e l’Occulto, alla fine, un po’provata, ho fissato immobile, per alcuni istanti, il grande altare principale, cominciando ad avanzare con solennità, un piede sul primo gradino, quindi l’altro, poi sul secondo gradino, la struttura mi è apparsa gigantesca, mi sono sentita risucchiare… cadendo in lacrime, sono sprofondata sul pavimento… Ho seguito la voce del Rito e con esso quella degli Antichi. Accanto a me poche persone ad aver operato la stessa scelta, il maestro passava a toccare le nostre fronti, qualcuno aveva avuto come degli spasmi, qualcun altro non era riuscito a scegliere e, per questo, se ricordo bene, è stato escluso dal seminario; in ogni caso, eravamo tutti molto impressionati. Per quindici giorni sono rimasta incollata a quell’altare, sorvegliandolo dalla cima, incollando le mie mani alle sue sporgenze, canticchiando e mormorando nenie nostalgiche…

D: Arriviamo, quindi, al tuo vero e proprio percorso spirituale che inizia a svilupparsi, ad un certo punto della tua vita, attraverso seminari di rebirthing e, successivamente, con il tuo approccio – che è uno dei punti di svolta del tuo cammino – alla tradizione Egizia. Ci vorresti parlare di questi due momenti importanti della tua ricerca? Come e perché sei giunta alla via legata all’Antico Egitto?

R: Nel corso del tempo, sebbene grata alla ricchezza appresa tramite il teatro me ne sono allontanata perché ho compreso che la mia esigenza era più mirata, ho seguito varie tipologie di corsi, dal rebirthing ad altri sentieri di consapevolezza, ma non risuonavano con me, per questo continuavo a indagare… Una sera sono rientrata a casa, mia sorella, che dormiva, come in trance, si è messa seduta sul letto dicendomi perentoria: “Elena, ho saputo di una donna che vive in una grotta! Dobbiamo andare a trovarla!”. Ed io, come fosse la conversazione più razionale del mondo: “Sì, sì, ad ogni costo!”, dopodiché è ricascata nel sonno. Non entro nei dettagli singolari di questa storia, posso, di certo, dire che è stata un momento cardine del mio percorso in quanto veicolo del ritrovamento della religione  egizia alla quale ho dedicato, tra mille difficoltà, 15 anni di studio e di pratiche che continuo tuttora. Sai, di cammini di trascendenza, che, ci tengo a precisare, non hanno nulla a che vedere con sentieri olistici, terapeutici,  o con confortanti modalità new age, ce ne sono diversi, ma veniamo trattenuti da quello con cui risuoniamo  e abbiamo connessioni karmiche.

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Iside. Immagine originale tratta da: http://pixabay.com/it/geroglifici-dea-queen-faraonico-67471/ (viraggio a cura di Elena De Gennaro) 

D: Un altro passo importante è stato quello dell’approfondimento, accanto al percorso egizio, dello studio della simbologia dei Tarocchi e dell’esoterismo…ce ne vorresti parlare?

R: Quando, per la prima volta, ho guardato gli occhi di una statua viva – le statue vive in Egitto venivano animate con rituali appositi per risvegliare e far risiedere in esse lo spirito degli dèi – quando l’ho guardata negli occhi ho avuto una sensazione fisica di qualcosa che si fondeva a me nel centro del cuore, e, in quel momento ho ritrovato il nome della mia ricerca e con essa le direzioni. Le cose, da quel momento, sono diventate più chiare, guidata dai miei istruttori, o trascorrendo tutto il tempo disponibile in biblioteca, mi sono immersa nello studio dell’esoterismo, partendo dalla scrittura geroglifica, quindi, avvicinandomi allo studio dei tarocchi, strumento di grande ricchezza simbolica, all’astrologia, utile per la comprensione delle meccaniche umane, e arrivando ai grandi studiosi di scienza sacra per afferrare i principi universali di una Via alchemica, al di là di quella che si sceglie.

D: Oltre a questi studi più, se vogliamo, legati al “mentale” hai cercato anche di approfondire, nel tempo, altre forme di lavoro che invece coinvolgessero il corpo. So che hai sperimentato per questo motivo sia il Tai Chi Chuan per diversi anni e i “Passi magici” di Castaneda con il gruppo di Tensegrità di Roma…vorresti spiegare meglio a chi non conoscesse queste discipline in cosa consistano e cosa ti abbiano trasmesso?

R: A un certo punto del mio apprendimento, per una serie di fattori concatenati, ho avuto un collasso psico-fisico, e mi sono resa conto dell’importanza di un corpo saldo e del suo imprescindibile legame con la mente. Mi sono iscritta a un corso di Tai Chi Chuan, un’arte marziale cinese, definita anche come “meditazione in movimento” proprio per la calma e il silenzio che produce, nonostante il notevole impegno fisico richiesto, e, grazie a un addestramento costante che facevo da sola quasi ogni giorno, sono riuscita a creare una base concreta di appoggio, un radicamento che mi mancava. Dopo alcuni anni per approfondire questa fase, sono entrata nel gruppo di Tensegrità di Roma, avevo letto tutti i libri di Carlos Castaneda, di Taisha Abelar e Florinda Donner–Grau, era una strada che mi inquietava, ma, allo stesso tempo, la trovavo irresistibile per le note di spietatezza impeccabile; suo presupposto è che gli esseri umani percepiscono  la realtà quale sembra, agiscono, vivono in maniera automatizzata e massificata a causa del cosiddetto punto d’unione, ossia un punto in cui le fibre energetiche si assemblano, si uniscono. Per spezzare questo schema, così da avere un’altra visione, vengono eseguiti i passi magici, movimenti ed esercizi tesi a interrompere il dialogo interiore, nonché a sciogliere la storia personale e l’ego, autentici impedimenti alla libertà dello spirito. Tensegrità ha rafforzato la mia connessione con la terra, e, se pure, con i limiti dettati da egoismi non trascesi, mi ha consentito di lavorare intensamente con un gruppo e di condividere alcuni passaggi importanti verso l’Intento.

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Qui sopra: foto realizzata da Elena De Gennaro al proprio altare egizio

D: Dopo il “mentale” e il “corporeo” arriviamo al percorso legato al suono. Hai così approfondito il Para-Tan-Sound Healing (una tradizione di matrice tantrica indiana che usa il potere dei mantra su alcune zone del corpo), danze sacre e meditative, canto armonico, Nada Yoga (Yoga del suono) e persino canto indiano. Vorresti spiegarci meglio in cosa consistano questi percorsi che forse non tutti conoscono e come possano influire positivamente sulla nostra vita attraverso il potere di certe vibrazioni specifiche?

R: Vorrei precisare che non aspiravo a diventare una tuttologa, la mia appartenenza alla concezione egizia era indiscussa, ma consideravo necessaria ai fini di una maturità spirituale istruirmi in più dottrine e avere molteplici esperienze. Mi soffermerò su quelle che non sono state solo dei passaggi, se pur di arricchimento, ma scoperte folgoranti e decisive. Si dice nel Gheranda Samhita, un testo indiano sullo yoga, che nulla è cosi veloce, nel far raggiungere il samadhi, cioè la totalità, come il suono, poiché è molto più facile, tramite esso, eludere la mente. Dopo aver saturato il corpo e l’intelletto, ho cercato una vocalità che potesse esprimere il Sacro e che costituisse un percorso a sé di contemplazione; ho conosciuto, dunque, l’indimenticabile bellezza del canto armonico, mi sono diplomata in Nada Yoga, sistema di musicoterapia indiana, e sono approdata a uno studio, più articolato e specifico, di canto classico del Nord India. Lavorare con un certo tipo di suono è straordinario e insostituibile, infatti, oltre a generare un profondo benessere, dovuto al piacere del canto, determina una condizione di quiete e riequilibrio, requisiti necessari per proseguire verso la meditazione.

D: So che attualmente conduci diversi corsi in varie sedi (associazioni e centri Yoga) della zona di Roma: corsi di introduzione alla via iniziatica dell’Antico Egitto, corsi di studio della Tradizione Egizia e corsi di Nada Yoga. Come sono strutturati e a chi sono rivolti?

R: I corsi di Nada Yoga, al contrario degli altri che hai citato, sono rivolti a tutti perché prevedono un programma musico-terapeutico, ed escludendo particolari esigenze, di solito, sono appuntamenti settimanali collettivi. Sottolineo che un percorso del genere può essere intrapreso da chiunque, senza necessità di nozioni musicali, occorre solo un’apertura a lavorare con uno strumento così importante come la voce, ma i risultati sono eccellenti, possiamo sperimentare in tempo reale vitalità, maggiore presenza, e la beatitudine dell’Armonia grazie all’utilizzo guidato e costante dei suoni. Gli insegnamenti sull’antico Egitto, invece, coinvolgono coloro che vogliano affrontare una prassi di trasmutazione interiore adottando i simboli, i rituali, il mood, direi, propri di quella civiltà.

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Donna indiana suona il Tanpura. Immagine originale tratta da: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_Lady_Playing_the_Tanpura,_ca._1735.jpg (viraggio a cura di Elena De Gennaro)

D: Oltre a questi corsi, è possibile contattarti anche per percorsi individuali riguardanti l’esoterismo e per il riequilibrio energetico. Anche in questo caso, ci vorresti spiegare a chi siano rivolti e come siano strutturati?

R: Nei percorsi misterici, che sono individuali o sviluppati in gruppi ristretti di persone con un livello simile di consapevolezza, metto in primissimo piano l’educazione all’esoterismo e ai dettami di una via iniziatica, leggo e spiego stralci di opere sapienziali, guido in esercizi di purificazione del mentale, avvio a nozioni proprie della scienza dei faraoni, quali i miti, le divinità, le formule sacre. I corsi di studio della Tradizione Egizia, cui accennavi in precedenza, vi si differenziano perché sono molto specifici  e richiedono un impegno regolare di almeno una volta a settimana, ci si esercita nella scrittura  geroglifica, si studiano i  testi in modo più esteso, viene spiegata la simbologia, il valore dei rituali, e c’è una parte dedicata al silenzio, alla stabilità, al distacco dall’importanza personale. Gli incontri di riequilibrio energetico individuali, infine, sono un discorso a parte, essi riguardano persone che soffrono di disturbi psicosomatici o che sono confuse e irrequiete, fatto piuttosto usuale nel nostro tempo storico, in questo caso utilizzo potenti tecniche di rilassamento, procedure di visualizzazione, e, se la persona non mostra singolari resistenze, anche pratiche molto semplici ma efficaci di centratura col suono.

D: Cosa ti sentiresti di dire a chi volesse intraprendere un percorso spirituale nell’ambito della tradizione egizia o degli altri percorsi che tu stessa hai intrapreso? Pensi sia possibile seguirli sia da soli che con l’aiuto di un insegnante o pensi invece che certi percorsi richiedano per forza la presenza di un maestro?

R: Sì, Sarah, ritengo indispensabile essere istruiti da qualcuno che abbia compiuto i passi prima di noi e che sia un discepolo rigoroso, se non un maestro, ora più che mai, giacché l’eccesso un po’ imbarazzante di seminari di tutti i tipi, la facilità delle informazioni reperibili correlata alla distorsione del loro reale significato, ha creato, a mio avviso solo più oscurità e più attaccamento; la presenza di una guida, inoltre, è importantissima per segnalarci errori, indulgenze e aggiustamenti tipici dell’ essere umano. A coloro che volessero davvero seguire una disciplina, cercherei di avvertirli delle difficoltà ma anche di sostenerli, le anime con l’anelito all’Assoluto vanno protette perché rare e preziosissime nella continuità della Tradizione.

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Statua rappresentante Shiva. Immagine di Indianhilbilly tratta da: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bangalore_Shiva.jpg

D: Infine, com’ è possibile, a tuo parere, riuscire a valutare se una persona che si propone come insegnante sia valida da questo punto di vista? Secondo la tua esperienza personale, da cosa si riconosce un buon Maestro nel vero senso del termine?

R: Purtroppo i maestri davvero tali sono pochissimi e non sono esenti, ahimè, da tentazioni e cadute; per quanto mi riguarda, sono rimasta più impressionata da alcuni allievi impeccabili che da “saggi ineccepibili”, comunque, il criterio per me discriminante è senz’altro la coerenza e l’integrità. In campo esoterico ci si può confrontare con persone molto colte che, però, hanno smesso, o forse non l’hanno mai fatto, di lavorare su di sé, dunque possiamo ritenerli eccellenti intellettuali ma non adepti; è vero che l’addestramento interiore è interminabile e che è quasi impossibile incontrare qualcuno che sia completamente realizzato ma quando, invece di bruciare la forma umana, ci si crogiola nell’ego, il crepitio vitale del fuoco sacro è destinato a spegnersi.

Per maggiori informazioni sulle attività di Elena De Gennaro:

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La Sfinge e le Piramidi di Giza. Foto tratta da: http://pixabay.com/it/piramidi-sfinge-cairo-egitto-232679/ (viraggio a cura di Elena De Gennaro)

N.B. Tutte le immagini presenti in questo articolo – di cui sono presenti tutti i link di origine nelle didascalie – sono state scelte in quanto di pubblico dominio o condivise grazie a licenze free.

4 Maggio 2015

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3 pensieri su “Intervista ad Elena De Gennaro, studiosa di Esoterismo, praticante della Via Egizia e di Nada Yoga

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