Povera Parigi? Sì. Ma soprattutto….poveri tutti noi.

articolo su Parigi

Carissimi amici di La grotta di Calipso,

solitamente evito di commentare gli eventi della politica nazionale ed internazionale perché so che sono temi, questi, che scaldano gli animi e spesso, purtroppo, dividono le persone, invece che unirle.

Personalmente, quindi, cerco – quando posso – di parlare di tematiche che ci uniscano, più che di quelle che ci fanno arrabbiare, urlare e che ci terrorizzano.

Ma ci sono momenti in cui questo non è proprio possibile e questa giornata è una di quelle.

Ovviamente, mi riferisco a questi nuovi attentanti a Parigi.

Premetto che tutto ciò che sta avvenendo è un qualcosa che senz’altro da tempo si poteva presagire, soprattutto dopo gli avvenimenti legati all’attacco a Charlie Hebdo che già avevo ritenuto una specie di “prova generale” per questa che è senz’altro una Terza Guerra Mondiale. Una guerra ovviamente diversa da tutte quelle che abbiamo conosciuto fino ad ora, non più dichiarata in modo ufficiale, ma agita in momenti e luoghi differenti, quando meno ce lo si aspetta.

Io però, non so come, ho sempre saputo, fin da piccola, che qualcosa di davvero orribile sarebbe dovuto accadere prima o poi che ci avrebbe coinvolti tutti direttamente.

Non so, sarà che noi figli degli anni ’80 e del “fattaccio” di Chernobyl siamo cresciuti con il terrore del nucleare e quindi forse la paura della guerra è sempre stata nel nostro DNA.

Sarà che i racconti anche della seconda Guerra Mondiale da parte di nonni e zii mi hanno segnata e mi sono sempre sembrati così vividi e freschi, vicini a me…. chissà.

Però credo che questo mio sentire sia qualcosa di molto più profondo, che ho da quando ne ho memoria.

E nel tempo ho incontrato altre persone – che si potrebbero definire tutte ex “bambini indaco” –  che avevano la stessa mia sensazione, cioè quella che un giorno, da adulti, avrebbero dovuto essere presenti o comunque testimoni di qualcosa che avrebbe sconvolto le vite di tutti noi o almeno la visione della vita che fino a quel momento avremmo avuto.

Questa cosa mi venne confermata anche in meditazione parecchi anni fa e la cosa mi inquietò parecchio, non lo nego, perché quando mi vengono dette certe cose in meditazione, poi puntualmente si manifestano nel mondo materiale.

Ecco, temo che quel momento sia arrivato o comunque si stia avvicinando davvero a grandi passi.

Ovviamente, in questa giornata mi sento di esprimere la mia totale solidarietà agli amici francesi che stanno vivendo questi momenti orribili, senza dire altro, perché sarebbe davvero superfluo. Ormai le parole non servono più a nulla, poiché l’Europa è definitivamente sotto attacco e da questo momento in poi potremo solo osservare e subire questo scempio.

In questi momenti, mi torna in mente un discorso che feci quando ero una ragazzina, all’Istituto d’Arte di Parma…avrò avuto 14 o 15 anni (era forse il ’95 o ’96). A fine lezione, mi fermai a parlare con la mia insegnante di Letteratura e Storia, una donna che ho sempre apprezzato tanto, sia dal punto di vista professionale che umano. Mi ricordo che le chiesi: “Prof., lei non teme che le immigrazioni da certi paesi possano portare, in futuro, ad un aumento sia  dei problemi di integrazione sia del fanatismo religioso?” Lei mi rispose che lo temeva, eccome. E anche io ammisi la stessa paura profonda. E chiariamoci, né lei né io intendevamo parlarne dal punto di vista xenofobo. Intendevamo parlarne dal punto di vista di problemi legati a religioni e civiltà, culture differenti, con visioni diverse della vita, dell’intendere la società e il suo rapporto tra Stato e religione, nella loro visione della donna, dei diritti umani ecc. In quel momento, però, non stavo pensando a ciò a cui poi sono giunta a pensare negli anni, ovvero alle possibili implicazioni della manipolazione di gente – magari con problemi di denaro, quindi fame, stenti, o anche solo in preda a rabbia e voglia di vendetta verso i paesi che li ha colonizzati ecc. o che davvero crede che immolarsi per il proprio Dio sia un grande onore – da parte ovviamente di poteri forti che usano il fondamentalismo religioso per ottenere ben altro, i propri scopi politici ed economici.

Ed ora…eccoci qua a parlare dei frutti di tutto questo…

Credo a questo punto che occorra chiarire qualche punto.

Come prima cosa, ho sempre pensato che le immigrazioni incontrollate di questi anni facessero parte di un piano ampio, molto ben elaborato, in modo che l’Europa venisse in qualche modo invasa da civiltà diverse (quelle che un tempo hanno subito il colonialismo selvaggio da parte degli Europei, un colonialismo che ho sempre criticato aspramente), perché in questo modo, sia il livello culturale sia il livello economico si sarebbero abbassati. Questo è un aspetto che ho sempre notato fin da quando ci raccontavano che, ad esempio, all’Italia servissero gli immigrati perché noi italiani non volevamo fare più certi lavori. Balla colossale. E lo dico da persona di sinistra e che non giudica le persone per la pelle o per altri aspetti, se è questo a cui state pensando. Ho amici stranieri, di provenienze diverse, per cui…no, non è la xenofobia che parla. Dico solo quel che va detto, perché il buonismo e le scemenze che per anni ci hanno rifilato mi hanno stancata. So di tante persone italiane, anche laureate, che negli anni hanno cercato di svolgere lavori di tutti i tipi, anche i più umili, ma non trovando lavoro perché, molto probabilmente, gli immigrati ovviamente accettavano paghe più basse (e, immagino, senza fare proteste, essendo magari abituati a trattamenti ben peggiori di questi nei propri paesi di origine). Una cosa orribile sia per gli italiani che per gli stessi stranieri sfruttati da gente senza scrupoli. Io stessa e anche persone della mia famiglia hanno inviato il c.v. per anni per lavori umilissimi senza mai essere prese neppure in considerazione e, ripeto, non siamo le uniche. Un motivo ci sarà. Quello che mi scoccia profondamente è che questo discorso che ha sempre fatto il gioco degli imprenditori è stato spesso poi appoggiato anche dalla sinistra facendo un piacere a chi dicevano di contrastare. E quando si cercava di parlarne tra persone di sinistra, si passava per razzisti, quando i punti di vista da cui guardare la situazione erano e sono totalmente diversi. Oggi come oggi sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze di questa politica disastrosa che ha messo noi italiani in ginocchio, mentre vediamo in giro, magari, persone straniere che – non si sa come – possono permettersi situazioni (abiti, auto, case e tanti figli) che gli italiani, al momento, non si possono permettere. E la cosa, diciamo, è almeno un po’ strana, a mio parere. Non parliamo poi di certe situazioni  in cui a certi immigrati, spesso clandestini e privi di controllo, è stata data la possibilità di fare pressoché qualsiasi cosa per motivi elettorali, per raccimolare voti facilmente.

Detto questo, vorrei chiarire che a me la società multietnica piace. Mi è sempre piaciuta, era ciò che mi piaceva proprio, guarda caso, della Francia. Quando vi andavo, da bambina (e parliamo quindi degli anni ’80 e primi anni ’90), là era normale vedere coppie miste e famiglie multi-color (proprio perché in Francia arrivavano tante persone dalle ex-colonie, persone che però, a differenza di quanto avvenga da noi oggi, in quel caso avevano già una cultura di stampo francese, europea).  Questa società multietnica, per me, era straordinaria.

Trovo il concetto di integrazione qualcosa di meraviglioso di per sé. Integrarsi significa che ciò che manca a me, lo hai tu e viceversa. Insieme ci completiamo, ci fondiamo, diventiamo qualcosa di ancora più completo, qualcosa che prima non c’era. E’ una compenetrazione. Una nuova creazione.

Ma questo non dovrebbe  accadere né forzatamente né con il collasso di una società a causa di altre civiltà che arrivano in massa. Dovrebbe accadere in modo graduale (e ovviamente ora ciò non è più possibile, visto che non si sono aiutate prima le popolazioni in fuga da guerre, povertà ecc.), dolce e nella piena e totale consapevolezza da entrambe le parti. Se tu vieni a casa mia, devi adeguarti alle mie regole, come io mi devo adeguare alle tue a casa tua.

Se ciò non avviene, non si tratta più di integrazione, ma di una forzatura, di un’aggressione. E a me sembra che di questo si stia trattando.  La stessa cosa dicasi per gli aiuti economici e per le case agli stranieri: a me va benissimo che vengano dati aiuti, ma l’importante è che vi siano anche per gli italiani in difficoltà. O si aiutano tutti o nessuno. Se no facciamo differenze da una parte e dall’altra e invece che aiutare l’integrazione, aumenteremo il sentire xenofobo, il razzismo che invece si dice di voler combattere. Così si fomenta una guerra tra poveri. Ed è proprio ciò che sta accadendo da anni, ahimè.

Vorrei però chiarire che, ovviamente, la responsabilità di tutta questa situazione non è tanto delle persone che arrivano da noi. E’ ovvio che se una persona è in fuga da guerre, terrorismo, carestie, dittature ecc. non la si possa colpevolizzare. Tutti faremmo le stesse identiche cose per salvarci la pelle. Tutti. Nessuno escluso. A parte qualche coraggioso che potrebbe decidere di restare in loco a fare la Resistenza come alcuni dei nostri partigiani fecero a suo tempo durante la Seconda Guerra mondiale. Ma erano davvero persone di grande coraggio o che forse non avevano più nulla da perdere e quindi non so se sia una scelta così semplice da prendere…quindi non voglio colpevolizzare chi fugge. Ripeto: è istinto di sopravvivenza.

Qui il problema sta ad altri livelli. Intanto perché occorrerebbe fare una bella cernita tra le brave persone che vengono qui, in Italia e in generale in Europa, davvero per rifarsi una vita e le persone che hanno ben altri scopi. E’ ovvio che tante persone che fuggono dalle proprie terre non vogliano farlo, è ovvio che lo facciano perché non trovano altre soluzioni. A nessuno di noi piacerebbe lasciare casa propria, la famiglia, gli amici, la propria vita e andarsene allo sbaraglio chissà dove, con tutti i problemi del caso.

Il punto è che non tutti quelli che vengono qui lo facciano per motivi puliti. E’ questo il grosso problema: nelle grandi masse, come fai a capire chi lo fa per un motivo o per l’altro? Avrebbe dovuto essere fatto a monte un grande lavoro di vaglio, di approfondimento. Ma non è mai stato fatto né da noi né, evidentemente, in altre zone d’Europa come ci fa capire l’esempio di Parigi. I controlli quindi andavano fatti prima, è ovvio, ma se non sono stati fatti a mio parere è perché c’è sempre stato un chiaro intento…faceva comodo a qualcuno…

Dobbiamo sempre ricordare che il terrorismo è, storicamente, figlio di una strategia della tensione per cui poi c’è qualcuno che si sente giustificato ad andare a bombardare questo e quello e ad arricchirsi sulla pelle altrui…per questo sono convinta che, come nel caso di Al Qaeda, questi dell’Isis siano manipolati da terzi…e posso anche immaginare da chi…come al solito…basta sempre chiedersi: Cui prodest? E’ un po’ come quando, negli anni di piombo da noi, le Brigate Rosse erano manipolate da DC e CIA. Purtroppo, qui ci troviamo in una strategia della tensione di dimensioni mondiali e chi ci va di mezzo è sempre la popolazione civile.

Quindi, ripeto: chiediamoci sempre “Cui prodest?”….terrorismo, strategia della tensione, violenza che giustifica altra violenza, giri di soldi di pochi sulla pelle di molti….

Aggiungiamoci pure, ovviamente, il fatto che ci sia tanta rabbia in gioco, da parte di tante popolazioni che nel tempo hanno subito la colonizzazione sanguinosa da parte degli Europei e del mondo Occidentale. E’ ovvio che prima o poi avremmo dovuto “pagare” un prezzo molto alto per ciò che abbiamo fatto (e continuiamo a fare) in certe zone del mondo. Non potevamo pensare di passarla liscia.

Ma, ricordiamoci anche, che  non significa che la vendetta sia la strada giusta. E non credo, quindi, che la violenza vada giustificata. Mai. Ogni forma di prevaricazione andrebbe sempre e comunque condannata, a mio parere, sia da una parte che dall’altra.

Aggiungiamoci poi che la fame a volte fa fare cose orrende alle persone. Cosa ne sappiamo, noi, che alcuni di quei terroristi non abbiano agito per motivi di denaro? Che magari qualcuno li abbia pagati per fare ciò che hanno fatto, potendo magari così mantenere le proprie famiglie nei propri paesi di origine? C’è in gioco anche questa possibilità. La fame, quindi.

Oltre a questo, si aggiunge il problema legato alle conversioni all’Islam – e in questo caso specifico parliamo di un Islam fondamentalista, non stiamo parlando degli Islamici che vivono in modo pacifico – da parte di occidentali che, evidentemente, allo sbando e privi di principi forti o di valori importanti, li hanno trovati in una forma di fondamentalismo religioso di questo tipo. E in quel caso, come si fa a capire chi potrebbe essere un possibile terrorista? Quando un francese, o un italiano o comunque un occidentale abbraccia questa scelta, è ovvio che vi possano essere “cellule” dormienti ovunque e difficilmente localizzabili.

L’unico mezzo che abbiamo per sconfiggere l’ignoranza e la violenza sono la cultura, l’empatia, il rispetto verso la vita degli altri esseri viventi, il trasmettere valori importanti in modo laico, possibilmente, in modo da evitare i fondamentalismi religiosi (ed ideologici in generale). 

La spiritualità si può sempre sviluppare nel tempo, ma l’importante è che le persone abbiano già dei valori in sé anche nella vita laica, senza che debbano andarli a trovare in fuorvianti correnti fondamentaliste.

Se la gente troverà attorno e dentro di sé il vuoto, cercherà di colmarlo come meglio potrà, anche con queste scelte distruttive.

Siamo tutti legati, ce ne dobbiamo rendere conto. Ciò che è avvenuto a Parigi è solo un pallido riflesso di ciò che tutti i giorni, da anni, accade in tanti paesi del mondo, senza che nessuno ne parli. E siccome siamo tutti legati, è ovvio che se qualcuno soffre, in un punto del mondo anche lontano da noi, prima o poi anche altri ne soffriranno, anche noi. E’ così che funziona il Wyrd. Per questo dobbiamo mettere in moto tante forze positive costruttive che fermino la rabbia distruttiva di tanti stolti che non capiscono di essere manipolati da gente che se ne sta lì e se la ride vedendoli saltare in aria a distruggere la propria vita e quella altrui.

Sarah Bernini

(www.sarahdeglispiriti.com)

Annunci

4 pensieri su “Povera Parigi? Sì. Ma soprattutto….poveri tutti noi.

  1. Pingback: Dopo la discesa, lunga e faticosa, c’è sempre una risalita… |

  2. Pingback: Alcuni nuovi articoli che vi potrebbero interessare… :) | Voci Pagane

  3. Pingback: Alcuni articoli che potreste trovare interessanti…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...